In realt� le parole (partecipazione, democrazia, equit�, etica, solidariet�, etc.) con le quali si fan belli i prof di ultima generazione, con le quali abbagliano e confondono tanti poveri aspiranti ad un mondo migliore, possono e debbono divenire concreta realt� innanzitutto all'interno del sistema delle attivit� d'interesse e propriet� collettiva, sarebbe a dire di ci� che oggi si � ridotto ad essere quasi mera "pubblica amministrazione" e che quanto prima dovr� invece riassorbire una consistente fetta della nostra complessiva economia:
PUBBLICO IMPIEGO DEMOCRATICO
(partecipato a tempo determinato)
COMPRENDENTE ATTIVIT� ECONOMICHE
PER UNA MET� DELL'INTERO.
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Esattamente in questa sintesi perfetta sarebbe potuto e dovuto coincidere il concetto e progetto di quell'economia equa e solidale che ancor oggi i prof finto progressisti reali retrogradi spingono verso irrisorie marginalit� del nostro sistema economico, relegandole naturalmente sempre all'interno del solo settore privato. Invece di pretendere che l'etica si affermi in quest'ultimo, � pienamente giusto che questa acquisisca forte contenuto, prima che altrove, proprio all'interno e nel profondo dell'economia comunitaria, in quel settore ancor oggi soltanto qualificato ma non ancora realizzato come "pubblico".
Ci si pu� stupire se queste limitate iniziative ed applicazioni di pure cos� importanti concetti non raccolgano un pi� ampio, generale interesse nella popolazione? Come potrebbe questa interessarsene se pi� che i valori richiamati si evidenzia la mala fede dei loro teorizzatori (quasi sempre prof, quasi sempre statali)?
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