Pubblico: CONCORSO od IDONEITA' al ruolo?


Copyright � 27/09/44 Danilo D'Antonio - Some rights granted




C'� la COMPETIZIONE e c'� (od almeno dovrebbe esserci) la COOPERAZIONE. Una competizione � ad esempio il concorso pubblico. E pure l'intero settore economico privato � governato dall'idea competitiva. Di cooperazione si ha invece traccia nel solo �mbito dell'associazionismo. Eppure la cooperazione � pi� che necessaria per evitare che la vita, che deve e sa trarre alimento da ognuno, sia un circuito asfittico, estraneo alla partecipazione.

E' evidente che la distribuzione delle attivit� tra competizione e cooperazione � completamente squilibrata. L'associazionismo non pu� certo servire a ristabilire nemmeno un minimo di equilibrio. Ed in effetti, se guardiamo le cose dopo esserci tolte dagli occhi quelle lenti aberranti ed offuscate che son le ideologie dei secoli scorsi, se osserviamo il mondo con i freschi occhi di un bimbo, vedremo subito dov'� l'inguacchio.


L'inguacchio (o pi� precisamente la truffa) sta nel fatto che nel settore pubblico la competizione � del tutto fuori luogo. La competizione � perfetta nel settore privato, perch� � comprensibile e giusto che ognuno pensi a far fiorire la propria attivit� senza troppo dispiacersi di primeggiare rispetto ad altri. Ma nel settore pubblico, sarebbe a dire in quella RES PUBLICA per conquistar la cui SOVRANIT� tante vite divennero disposte a sacrificarsi, in quel bene comune e compropriet�, propriet� collettiva di tutto il popolo italiano: qui � davvero ancora giustificato quel famigerato concorso pubblico di monarchica origine e fascista memoria?!

Senza contare che il concorso pubblico non � un efficace metodo di selezione quanto piuttosto strumento perfetto per l'esclusione. Tramite esso il monarca, il sovrano, il duce riuscivano a selezionare gli individui pi� disposti a replicare all'infinito la "cultura" loro confacente, i tizi pi� capaci d'impiparsene di tutti e tutto pur di fare carriera (ed ascendere cos� nella classifica dei prepotenti) o quantomeno mantenere a vita un impiego e reddito. Tutto si pu� dire tranne che il concorso pubblico serva ad identificare le persone migliori, pi� capaci, creative, proattive e sensibili. Esso seleziona invece la truppa pi� conforme al regime.


Cos� che coloro che son al potere
abbiano piena libert�
di far quel che vogliono
in barba al popolo escluso.



Ora: tutto ci� poteva essere comprensibile (accettato no, ma comprensibile s�) in epoca tirannica (la monarchia � una forma di tirannia, come l'impero, in contrapposizione netta con la democrazia), quando la sovranit� dello Stato l'aveva un tiranno che lo considerava e gestiva (tutt'al pi� con l'aristocrazia) come una sua propriet� privata. Quando per� il popolo italiano ne conquist� la sovranit� facendo nascere la Res Publica, trasformando quindi lo Stato da PROPRIET� PRIVATA di un TIRANNO a PROPRIET� COLLETTIVA di un POPOLO, le cose avrebbero dovuto iniziare ad andare diversamente: il settore pubblico non avrebbe pi� potuto essere assegnato a vita (tramite l'escludente concorso pubblico) bens� partecipato a tempo determinato per semplice idoneit� al ruolo.

Questa � l'immane tragedia di un Paese, Continente e Mondo le cui Res Publiche (apposta mai concettualmente chiarite) rimasero indebita propriet� di una casta. Ovunque nel mondo, approfittando del fatto che noi popolani eravamo ignoranti e non sapevamo sviluppare autonomamente un ragionamento, quegli individui che si trovarono per le mani i ruoli pubblici (in particolare quelli della scuola, universit�, informazione, i costituzionalisti, filosofi, giuristi, politici, sociologi, storici, etc.) pur avendo il dovere (erano pagati per questo!) di far evolvere la cultura e le nostre coscienze per adeguarle alla nuova epoca democratica, si astennero dal farlo preferendo mantenere l'Italia, l'Europa, la Terra in condizioni di apparente democrazia ma reale tirannia.


Cosa volete che conti,
nell'evoluzione di una societ�,
una minoranza di parlamentari
rispetto a tre milioni di tiranni?

E senza i tiranni pubblici,
mai e poi mai le elite, le mafie,
le cricche, avrebbero potuto fare
i loro sporchi comodi.



Imparate ordunque a ragionare anche voi, aiutatevi col lavoro del sottoscritto. Una volta finita la guerra e ristabilitosi un po' d'ordine, il Pubblico Impiego avrebbe dovuto essere democratizzato divenendo quel luogo perfetto per la cooperazione e la condivisione che la natura delle cose lo portano ad essere. Al contrario i tiranni della Res Publica hanno concepito i modi pi� assurdi (tranquillamente digeriti dalle persone meno avvezze all'osservazione ed al ragionamento) per mantenersi eterna impersonificazione dello Stato (velleit� vergognosa, patologica e tirannica). Hanno deviato ogni pulsione alla cooperazione e partecipazione verso quel luogo esterno che � l'associazionismo e son giunti ad inventarsi una "economia equa e solidale" nel settore privato (dove � fuori luogo) piuttosto che rendere equo e solidale quello straordinario bene comune che � l'Impiego Pubblico.

A tutt'oggi un intero mondo, la nostra amata Terra � prigioniera dei docenti universitari, ricercatori, scienziati e carrieristi pubblici tutti. Non c'� editore, giornale, rivista, associazione ed iniziativa culturale che non sia saldamente nelle loro mani. Notate che tra i pi� subdoli rappresentanti della cultura tirannica, sono proprio coloro i quali ci sorridono mentre trattano di ambiente, paesaggio e territorio, i climatologi, gli overshooters, ma pure coloro i quali vogliono concederci il reddito minimo (nella speranza che questo sistema tirannico possa rimanere ancora in piedi). I peggiori in assoluto sono per� i pubblicisti dell'acqua, scuola e finanza che hanno la faccia tosta di parlare di "pubblico" quando proprio loro ce ne separano da sempre! Non dobbiamo far altro, noi popolani, noi semplici, che svelare tutto ci�.


Il sogno di tutti i tempi, una societ� cos� come ognuno la vorrebbe, � a portata di mano.

Basta ammainare ogni altro vessillo issando invece questo: PUBBLICO IMPIEGO DEMOCRATICO!

Una volta LICENZIATI i TIRANNI noi, persone genuine ed umili, disposte a tornare comuni cittadini una volta terminato il mandato, faremo un oceano di miracoli in piena regola.







PUBBLICO IMPIEGO DEMOCRATICO




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