L'obsolescenza progettuale,
non programmata, dell'Italia



Copyright � 51/01/18 Danilo D'Antonio - Some rights granted



Il progetto sul quale � costruita una macchina � ci� che definisce il modo in cui essa funzioner� e la sua durata di vita. Intorno a noi vediamo quotidianamente apparecchi, congegni, meccanismi d'ogni tipo che funzionano e vivranno ognuno secondo quanto dettato dal proprio progetto. Il nostro amato Paese deve al suo progetto, alla Costituzione, il modo in cui esso ha funzionato finora, funzioner� in futuro e la durata di vita che ancora gli compete.

Oggi assistiamo a continue contrapposizioni politiche e vediamo gli uni scagliarsi contro gli altri, come se del triste andamento delle cose fosse responsabile l'una o l'altra parte. Certamente ogni umano possiede la facolt� di comprendere e di ergersi oltre i propri limiti. Ma di certo la nostra Costituzione, pur scritta con le migliori intenzioni, ha delle magagne progettuali che hanno decretato i problemi vissuti finora, presenti e futuri.

A meno che non la si raffini, partendo non dalle cavillose specificazioni ulteriori bens� dalle prime due frasi del suo Articolo 1: "L'Italia � una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranit� appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Si tratta di frasi confuse con evidenti limiti. Riformulando pi� correttamente i concetti richiamati, quindi pure completandoli, dovremmo dir qualcosa come: "l'Italia � un Paese democratico: dotato di una Res Publica. Esso gode anche di una Res Privata. La Res Publica � di tutti e tutti con ordine possono parteciparvi, secondo competenze professionali e desideri propri. La Res Privata, fin tanto che non faccia del male a nulla e nessuno, va rispettata. L'Italia si alimenta col lavoro e si dirige dando ascolto alle percezioni e sensibilit� di ognuno, raccolte e sviluppate nei modi e tempi specificati in questa Costituzione".

La Costituzione in vigore attribuisce, s�, una (non precisata) sovranit� al popolo ma non apre le porte della Res Publica ai cittadini, chiarendo che essi non possono che alternarvisi a tempo determinato. E' una manchevolezza d'enorme portata che, non specificando in cosa consiste la Democrazia (nella compropriet� della Res Publica), lasci� lo Stato nelle mani della aristocrazia statale, non apportando modifiche allo Stato monarchico. E' da questa carenza che � poi scaturita quella societ� aggressiva, avida, predatoria, escludente e monopolizzatrice. Questi vizi capitali si originano in uno Stato che doveva divenire Res Publica ed invece rimase Cosa Loro: degli assunti a vita in impieghi che devono invece essere pubblici, periodicamente restituiti al Popolo Sovrano.

Dallo Stato, questo DNA malefico si diparte e spande poi capillarmente per ogni dove nella societ�, dando la stura a corruzioni e crimini d'ogni genere, a mafie, inquinamento ... a tutto un marasma di pessime espressioni umane che si verificano semplicemente in conseguenza di una "Repubblica" non chiarita nella Costituzione e di conseguenza rimasta Stato tiranno. Con tutte le accezioni retrograde e sperequazioni tipiche dell'epoca remota in cui esso comparve.

Lo stesso degrado umano, che oggi ognuno patisce e pure verifica con la primordiale sensibilit� rimastaci, deriva da una Costituzione che, causa forza maggiore, centr� il Paese sul lavoro (innanzitutto di ricostruzione dopo la guerra) ma non forn� una pari valenza alla meditazione, alla riflessione, allo studio, limitandosi a lasciare uno spazio secondario alla cultura. Che � stata tra le prime vittime di ogni vizio capitale dipartitosi dallo Stato.

Pu� anche avvenire che altri non s'aggiungano allo scrivente a sostenere quanto sopra, che la Res Publica non torni mai ai suoi legittimi proprietari: i cittadini, pu� succedere che le cose non s'aggiustino. E cos� la vita del nostro Paese, come siamo abituati a vederlo, non potr� che accorciarsi terribilmente. Ma mai si pensi che questo abominio di societ� (nonch� di mondo) derivi da esseri umani impossibilitati a buoni comportamenti, incapaci di sensibilizzarsi ad etiche e morali ben pi� elevate delle loro attuali. Se gli Stati ci ingannano e tradiscono (perch� questo stanno facendo da oltre settant'anni, non solo in Italia ma in qualsiasi Paese) � chiaro che i pi� deboli si lasceranno influenzare da coloro che questo Stato, avidamente, insaziabilmente, se lo sono preso a vita, foss'anche legalmente ma di certo indebitamente. Su di una nave nella tempesta un buon capitano, coraggioso, irreprensibile, potr� chiedere ai suoi marinai ogni sacrificio. E la nave giunger� salva in porto. Ma se quel capitano si comporter� male, se si prender� gioco della ciurma, approfittando della sua posizione di potere, anche i marinai faranno del loro peggio ... e la nave non tarder� ad andare a picco.

Chi volesse dunque provare ad essere migliore, chi non volesse farsi ingoiare dai flutti di una esistenza che cos� continuando non potr� che peggiorare, s'impegni a capire che questo non � il tempo di fare politica: di tifare per questa o per quella compagine legislativa. Urge invece darci tutti da fare affinch� l'Italia (per giunta ancora una volta risulteremmo all'avanguardia sulla Terra!) divenga una vera Repubblica, un Paese realmente democratico. Che al posto di una bandiera punteggiata di vizi capitali ne inalberi un'altra costellata di virt� in gran quantit�. Perch� il DNA e destino di un popolo � tutto l�!

Alla fine della guerra non vi fu tempo per filosofare. Ma gli scorsi sette decenni proprio a questo dovevano servire. Se non l'abbiamo fatto finora passi, ma ora riscriviamo la Costituzione. Con un disegno di societ� fondato sulle migliori qualit� umane, i cittadini non potranno che divenirne grandi campioni.

Ma, nel riscrivere la Costituzione, partiamo dalla A, non dalla zeta.








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