Alla riconquista della Res Publica perduta

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Non passa ormai giorno che non cresca la consapevolezza che la Casta Statale, quel brutto e cos� spesso manifestamente colluso insieme di politici e pubblici dipendenti, abbia finora gestito ed ancora gestisca la Cosa Pubblica in maniera indegna per una societ� civile. Per la qual cosa i cittadini sono sempre pi� spesso costretti a scendere nelle strade per manifestare con varie forme di protesta la loro disapprovazione. Proprio in relazione a questo genere di iniziative, apparentemente le uniche possibili, ci si permetta di esporre una diversa linea di pensiero.

Pur apprezzando l'interesse ed il coinvolgimento, verso importanti questioni inerenti la societ� in vario modo, mostrati dai promotori ed aderenti le manifestazioni del tipo citato, non ci sentiamo infatti per nulla portati a sfilare per le strade cittadine, mostrando di fatto la nostra impotenza di fronte a quanto accade ed ancora rimettendo ad altri, proprio a chi � causa dei nostri guai, con un ennesimo procedimento di delega del nostro personale potere civico, la responsabilit� di provvedere. No, non � questo che sgorga dalla nostra mente.


Nella nostra mente compare urgente la necessit� di recarci presso le sedi degli Enti Comunali, Provinciali e Regionali, nonch� presso le locali sedi della RAI ed ogni altra sede di Pubblico Ufficio, a reclamare, con la consegna di un simbolico testimone, i pubblici ruoli indebitamente assegnati a vita ai dipendenti pubblici affinch� vengano restituiti a rotazione a tutti i cittadini di questa, per ci� presto gloriosa perch� all'avanguardia rispetto ad ogni altra nel mondo, Repubblica. Questo quindi nel pieno rispetto della legge, in un modo del tutto pacifico, anzi con quel pacioso, sereno, tranquillo e perfino allegro sentimento di chi sta facendo qualcosa essendo divenuto maturo il tempo ed avendone, per altro, pieno diritto.


Oggi molti pensano ancora che per cambiare il corso delle cose sia sufficiente far leva sulle persone affinch� facciano quel che c'� da fare, questo senza minimamente cambiare alcunch� nelle nostre organizzazioni. Lasciando anzi tutto com'�. E' nostro personale, forse irrilevante ma riflettuto e quindi convinto, parere che per riportare la prua della nostra comune societ� al vento fresco e ben teso che le potr� permettere di svellersi dalle secche in cui sta perendo occorra affrontare la decisiva questione dell'inadeguatezza, della rozzezza unita a vecchiezza, delle nostre organizzazioni pubbliche. Se a tutt'oggi nulla di decisivo ci � ancora possibile intraprendere per cambiare il nostro pessimo impianto politico, ben diversa opportunit� abbiamo infatti per quanto riguarda il pubblico impiego che di quello stesso mefitico impianto � vitale alimento e continuo supporto.

Sessant'anni fa, quando nacque la nostra Costituzione, non vi fu tempo o forse manc� la sensibilit� o forse semplicemente non si volle concepire qualcosa di diverso da un pubblico impiego assegnato a vita. Era presto, allora, per far diversamente. Oggi, che il male derivante da quella iniqua e scarsamente funzionale organizzazione, mantenutasi finora solo per la comoda inerzia di una indegna politica usa a barattare il lavoro in cambio dei voti, � cresciuto fino a rovinare in profondit� tanto l'ambiente sociale quanto quello naturale, non possiamo tirarci pi� indietro. Da uno Stato/Padrone, in cui una oligarchia di politici e statali a vita decide il bello e brutto tempo per la restante parte della popolazione, occorre passare ad uno Stato/Comunit�, in cui ogni cittadino viene coinvolto e partecipa privilegiatamente per il tramite dell'assegnazione a rotazione dei pubblici ruoli.


Si soffre, e nelle manifestazioni di protesta ci si intende pubblicamente lamentare, per come sono state e sono ancora condotte le cose nell'ambito della gestione pubblica. Ebbene, v'� forse un solo torto sub�to dalla societ� che non sia stato permesso, tollerato, quando non favorito od addirittura propriamente generato dai Pubblici Uffici? Gli Amministratori eletti avendo trovato in questi Uffici un pieno quanto solo apparentemente inspiegabile appoggio alle loro malefiche direttive. Gli scandali del Pubblico Impiego che vengono condotti alla luce essendo certamente, dato il sentore che nasce dalle cronache ed il prolungato andazzo che ognun di noi ha certo avuto modo di rilevare, solo la punta dell'iceberg di una generale mala conduzione della cosa pubblica.

Per queste ragioni non possiamo partecipare alle solite manifestazioni, alle usuali sfilate di protesta finalizzate a specifici, tanto limitati quanto non determinanti, scopi, ch� dichiarerebbero il nostro accettare di continuare a voler essere impotenti deleganti ad altri il nostro legittimo potere di cittadini. Invece, ringraziando con gran calore tutti quei coraggiosi che hanno condotto gli umani lungo la via in salita dell'evoluzione sociale per l'eco profumata delle loro gesta che giunge fin a noi, e da loro traendo forza ed ispirazione, per le suddette ragioni proponiamo un obiettivo che nella nostra percezione delle cose riteniamo essere tanto costruttivo quanto risolutivo: la riconquista della Res Publica perduta.


Signori, signore, gentilmente:

chi tipicamente protesta
se non il servo
davanti al suo padrone?

si � mai visto invece
un padrone protestare?


Ebbene: c'� forse allora dovere pi� importante, per un uomo, per una donna, per delle persone mature, che non quello di badare a non cadere in una posizione di indebita servit�, cercando nel contempo in ogni modo di rimanere legittimi padroni della situazione?

Si comprende bene come, per via della continuit� di un lungo processo storico, ci si possa ancora ritrovare ad esercitare l'antica pratica della protesta e del mendicare un po' d'attenzione. E' nostro parere per� che sia giunto il momento di renderci conto della vera essenza di questi meccanismi, ad ognuno spettando infine, non foss'altro per i tanti diritti conquistati e lasciatici in eredit� da eroici cuori, il dovere di riprendere il pieno controllo della propria vita come individuo ed in quanto facente parte della collettivit�.

Per questo osiamo dire: � giunto il momento per ogni cittadino di adoprarsi, in un modo che sia moralmente, eticamente e legalmente ineccepibile, quindi nei classici modi consentiti, intervenendo sui media, sui movimenti, sui vari organi di Governo, al fine di recuperare il controllo della cosa pubblica tramite la riassegnazione a rotazione dei pubblici ruoli.



Ben comprendiamo come oggi questo progetto:

impiego pubblico democratico: a tempo determinato/

possa avere ancora numerose possibilit� di rimanere ignorato. Tuttavia, lanciando lo sguardo appena un po' in avanti nel tempo, occhi limpidi possono gi� vedere il momento in cui, avendo patito e perso pi� di quanto sar� possibile accettare (perch� gli appartenenti alla Casta Statale, rimanendo noi loro servi, non si fermeranno certo n� per una n� per mille semplici proteste), ci si decider� a procedere proprio nel senso indicato da questo intervento.

Quel giorno, s�, allora, potremo unirci per qualcosa di davvero valido, impegnandoci in una gioiosa operazione di recupero di quel che abbiamo, come societ�, di pi� prezioso: il potere pubblico.


Rispettosamente, calorosamente,


danilo d'antonio
laboratorio eudemonia



Partecipare = essere parte

partecipazione



p.s.:

Gentilmente si consideri che l'abolizione del pubblico impiego a vita in favore della sua assegnazione a rotazione permetterebbe pure di imboccare la via che porta ad una contestuale duplice importante m�ta: quella del recupero all'interno della cosa pubblica di una buona met� delle attivit� economiche, precisamente quelle di maggiore importanza, e quindi anche quella di un Lavoro Minimo Garantito ad ogni singolo componente della societ�. Senza nemmeno poterci avvicinare ora a considerare che, tutto questo avendo fatto, avremo avviato un fantastico, continuamente potenziante e ringiovanente, procedimento di Armonica Rotazione Sociale.






| IMPIEGO PUBBLICO DEMOCRATICO: A TEMPO DETERMINATO |



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