Mai come ora i quasi settant'anni della nostra Carta Costituzionale pesano sull'Italia. Ed infatti in tanti stanno pensando di modificarla senza tuttavia avvicinarsi a cogliere l'essenza del madornale errore insito nel testo redatto dai padri fondatori della democrazia.
L'errore primario nella nostra Costituzione sta nel fatto che l'asserzione: "L'Italia � una Repubblica democratica", presente al suo primo rigo, non � una espressione filosoficamente, linguisticamente, semiologicamente chiara n� corretta. E' stato proprio questo errore iniziale ad aver procurato quella confusione nella quale si sono ingrassati i torbidi mentre i giusti sono stati fatti oggetto di ogni ingerenza.
Dichiarando che l'Italia era una "repubblica", una res publica, tutto quel che esisteva all'interno dei suoi confini, esseri umani compresi, � stato considerato una informe massa da trattare a piacimento con legiferazioni tanto impositive quanto indebite. In questa confusa estensione d'intervento, il pubblico ha perso potere sul suo, su ci� di cui avrebbe dovuto occuparsi. L'economia privata ha invece trovato mille occasioni per arraffare quel che voleva. I cittadini, non essendo tutelati n� da un pubblico (in mano agli assunti a vita) n� certo dal privato, hanno preso bastonate da entrambi i lati, senza poter imbastire alcuna valida difesa.
L'ITALIA E' UNA DEMOCRAZIA
CHE GODE DI UNA RES PUBLICA
E DI UNA RES PRIVATA.
Questa � l'espressione FILOSOFICAMENTE, LINGUISTICAMENTE, SEMIOLOGICAMENTE CORRETTA, checch� ne possano dire i tanti baroni, docenti, professori e saggi che sostengono la struttura e le finalit� del vecchio stato in stile regno d'italia. Proprio dalla confusione derivante dal pensare all'Italia come ad una "repubblica", in cui la democrazia era relegata ad aggettivo piuttosto che a fondamentale sostantivo, il PUBBLICO s'� confuso e mischiato a non finire col PRIVATO e, per la corruzione derivante dall'estromissione dei cittadini dalla Cosa Pubblica, dai fondamentali ruoli del Pubblico Impiego, il privato ha potuto fare tutti i suoi comodi.
Baroni, docenti, professori, saggi: da sempre l'unico loro fine � quello di nascondere la verit� (espressa negli stessi ideali di una Costituzione che andava curata con amore e migliorata giorno dopo giorno) che Democrazia � condivisione della Res Publica. L'Italia � una Democrazia, una societ� in cui ognuno � pari agli altri, e gode di una Res Publica e di una Res Privata. Coloro che si sono impossessati a vita dei pubblici ruoli limitano "di fatto la libert� e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Occorre dunque riorganizzare il Paese in SEPARAZIONE dei BENI. Il settore pubblico, partecipato a tempo determinato da cittadini preparati e desiderosi di servire, non pi� da assunti a vita, st�a per proprio conto, si occupi di se stesso. Il settore economico privato si occupi del proprio. S�a liberato degli indebiti gravami sociali che competono al pubblico e per contro non pretenda il minimo contributo dalla collettivit�. Le due parti agiscano senza promiscuit�. I cittadini abbiano infine piena libert� d'espressione, non essendo pi� sottomessi ad alcuno.
La rinascita del Paese e dei suoi abitanti
riparta da una Costituzione semiologicamente corretta.
DA UNA ITALIA TOTALITARIA AD UNA DEMOCRATICA