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Una evoluzione auspicabile
sostituisca presto
lo sviluppo sostenibile

Lettera ai Leader della cultura
ed ai nuovi EuroParlamentari



Dal 13/05/35 ad opera del LABORATORIO EUDEMONIA: originale 1 e 2


Da ogni dove, continuamente, si susseguono invocazioni allo sviluppo economico e tecnologico. Paesi, le cui economie sono le pi� avanzate nel mondo ed hanno gi� conquistato enormi ricchezze, continuano a perseguire ad ogni costo, anche a costo della guerra, un ulteriore sviluppo. Uomini di governo, capi di stato, persone mature, spesso anziane, che in ogni caso dovrebbero saggiamente invitare alla prudenza, alla calma, alla moderazione, spingono interi popoli ad una continua, sfrenata, nei fatti disastrosa, corsa per la supremazia economica e tecnologica.

Ogni rapporto umano all'interno delle societ� sta venendo distrutto, e perfino le persone pi� pacifiche e per loro originaria virt� pi� disinteressate, quelle che mai avrebbero guardato ad alcuno in maniera avida, vengono istigate e condotte da ogni persona al potere a trasformarsi in rapaci individui, in aspra competizione l'un contro l'altro, lanciati in una caccia senza tregua fino all'ultimo cliente, ed inevitabilmente condotti, per l'alto livello di aggressivit� della competizione stessa, a dimenticare ogni legge, etica e morale.

Un intero pianeta � sottoposto a continua, incessante opera di saccheggio, e l'ecosfera, l'ambiente dove la vita ci era stata permessa finora in maniera relativamente agevole, sta per subire trasformazioni tali, a detta anche di autorevoli ed indubitabili voci, non ultima quella del Pentagono USA, da poterci presto far ripiombare nel pi� buio degli evi, un tempo in cui la parola sopravvivenza riacquisterebbe ruolo e significato di primo piano.

E tutto questo mentre l'elevata densit� demografica, unita all'elevato sviluppo economico ed all'elevato livello tecnologico, crescente ormai in maniera esponenziale, sta conducendo gli esseri umani, per eccesso di energia, a disgregare sempre pi� il tessuto delle loro societ�, e, come fossero molecole di un gas compresso all'interno di un ristretto recipiente messo sul fuoco per generare uno scoppio, ad assumere sempre pi� le caratteristiche dei componenti di una miscela altamente esplosiva.


Perch� tutto questo?


La ragione autentica non va sicuramente cercata in un anelito verso la migliore qualit� della vita, qualit� che � gi� drasticamente ridotta, la vita stessa essendo messa a repentaglio dai ritmi frenetici cui � costretto l'essere umano e dallo scempio del mondo naturale. N� possiamo trovare tale ragione nel fatto che nei Paesi pi� sviluppati vi siano ancora delle persone povere. Questo non lo si deve certo all'insufficiente livello di sviluppo economico raggiunto, bens� ad una mancata equa ridistribuzione del lavoro, e dei redditi che ne derivano, tra tutti i componenti della societ�.

E possiamo forse trovare la ragione autentica della sconsiderata pulsione ad uno sviluppo ad oltranza nel puro desiderio di portare il benessere nei Paesi non ancora sviluppati? Semmai nel reperimento di mano d'opera a costo pressoch� nullo, nell'apertura di nuovi mercati, e nello sfruttamento di nuovi territori, per permettere ai gi� tanto ricchi di arricchire ancor pi�.

Ed ancora possiamo mai credere per davvero che esista la possibilit� di uno "sviluppo sostenibile", cos� come attualmente concepito, dove le variabili da sviluppare siano sempre e solo quelle demografiche, economiche, e tecnologiche? E' una bella invenzione, certo, ma buona solo per i gonzi. Se i Paesi ancora in via di sviluppo bene faranno ad uscire come meglio potranno dalle loro presenti condizioni, in un modo si spera pi� dignitoso ed evoluto del nostro, ben diverso dovr� essere il nostro sviluppo futuro.

Noi, popoli ipersviluppati, abbiamo ricchezze a sufficienza per permetterci, e quindi abbiamo il sacro dovere, di decidere una tregua per mettere ben a fuoco, ragionando con onest�, la vera ragione, l'unico motivo davvero valido della nostra sfrenata corsa allo sviluppo, ponendo finalmente bene in chiaro cos� il pi� antico, tuttora irrisolto, maestoso problema delle nostre societ�, e quindi concentrarci su tale problema e trovargli la pi� appropriata, la pi� giusta e definitiva delle soluzioni.


Esiste, in verit�, una ragione realmente valida che ci ha condotto finora lungo la strada di uno sviluppo demografico/economico/tecnologico ad ogni costo. Questa ragione consiste nel fatto che occorre scongiurare il pericolo reale di una invasione, fors'anche dapprima solo commerciale, e di una successiva sopraffazione totale del proprio Paese da parte di qualsiasi altro Paese del mondo che sia in grado di crescere pi� velocemente e di acquisire maggiori capacit�. Si tratta di un pericolo concreto, estremamente attuale, che proviene tanto dall'occidente quanto dall'oriente, che spiega perfettamente perch� i Governi continuino caparbiamente a perseguire una crescita di stampo tradizionale ben oltre il limite che sarebbe consigliabile. Si tratta di una minaccia che va affrontata con il massimo impegno, cominciando col dichiarare apertamente, continuamente e diffusamente la tragica realt� delle cose umane, e prendendo quindi i dovuti provvedimenti.


Piuttosto che continuare a perseguire una crescita cieca dell'economia, della tecnologia, della popolazione, un tipo di sviluppo che condotto cos� come avviene oggi, obbedendo alle sole ragioni della difesa e dell'espansione, non pu� che finire in danno per ognuno dei popoli di questo Pianeta, i Paesi gi� abbondantemente sviluppati hanno il dovere di abbandonare i vecchi comportamenti fatui ed impulsivi tipici di un essere adolescente, e di cercare e scoprire i comportamenti pi� pregni e riflessivi di un essere ormai cresciuto e divenuto quindi maturo.

I Governi di tali Paesi hanno innanzitutto il dovere di concentrare le proprie energie nella stipulazione di patti indissolubili tra le nazioni, patti che ci conducano ad una pace di concezione e livello di molto superiori a quella che finora abbiamo potuto immaginare e perseguire. Tali patti dovranno necessariamente comprendere norme di autocontenimento demografico, economico e tecnologico. Occorre adoprarsi affinch� ogni Paese, di concerto, si doti di mezzi costituzionali per autodisciplinarsi in modo da mantenere entro livelli moderati ci� che altrimenti, inevitabilmente, condurrebbe ad uno straripamento massiccio, foss'anche dapprima solo commerciale o culturale, nei territori altrui. Occorre istituire, con estrema urgenza, apposite norme e commissioni internazionali che stabiliscano i livelli dei vari tipi di sviluppo raggiungibili da ogni Paese e con obiettivit� tengano sotto controllo i livelli raggiunti. Perch� la pace, cos� come oggi concepita, non � pi� sufficiente n� sicura, ed occorre immaginare i modi per raggiungere una pace pi� profonda, pi� solida e tenace.

Contemporaneamente dobbiamo tutti prendere coscienza ed accettare il fatto che le popolazioni dei nostri Paesi sono gi� numericamente eccessive tanto per le risorse disponibili nei nostri rispettivi territori quanto per semplici ma vitali ragioni di spazio, le aree disponibili non permettendo pi� gi� oggi, al presente grado di sviluppo economico e tecnologico, interazioni sane sia all'interno della societ�, tra gli individui, sia verso l'esterno, con l'ambiente naturale e con le altre societ�, certamente essendo destinate a peggiorare oltremodo col raggiungere di livelli ancora pi� elevati di sviluppo. Dobbiamo quindi attendere che le popolazioni decrescano per il naturale ciclo della vita e lasciare che esse ritornino a densit� ottimali da stabilire in base alle risorse disponibili localmente ed al livello di sviluppo che desidereremo mantenere. In tal modo, disciplinandoci noi, riusciremo forse ad evitare che a ridurre le popolazioni siano invece le guerre, le epidemie e le calamit�.

Ma il nostro generale, comune maggiore impegno deve essere uno sviluppo interiore, una evoluzione profonda di noi stessi e delle nostre organizzazioni, con questo intendendo la ristrutturazione della forma mentale dell'individuo ed organizzativa della societ� in un modo che, attraverso la libera circolazione delle idee nei cervelli e delle persone nelle e tra le strutture sociali, oggi invece essendo bloccate entrambe le architetture, possa diffondersi una obiettivit�, una onest� intellettuale, un realismo, e cos� pure un'ampiezza ed una organicit� della visione cui non potr� che seguire una complessiva capacit� di analisi e di efficace interazione sociale, tale che ogni problema, dal pi� piccolo al pi� grande, addirittura mastodontico, planetario, inerente la pace, i diritti umani, la distribuzione del lavoro, l'ambiente o che altro, sia condotto a piena, subitanea e definitiva soluzione, cos� che il nostro benessere e le nostre potenzialit� ne risulteranno automaticamente almeno decuplicati, senza nemmeno esser dovuti ricorrere ad un ulteriore sviluppo materiale, con totale soddisfazione quindi di ogni singolo componente delle nostre societ�. Perch� noi stessi siamo, e soprattutto le nostre abitudini sono, all'origine dei nostri problemi e solo noi, evolvendo, potremo trovar loro soluzione.


Occorre riflettere sul fatto che il progresso di cui abbiamo bisogno oggi somiglia molto alla seconda fase di un processo bipolare, come ad esempio il respiro. Dopo una lunga, lunghissima fase di inspirazione, dopo aver inglobato nella nostra societ� ricchezze a non finire, scoprendo, creando, inventando, costruendo, in un vortice crescente di attivit� di ogni tipo e valore, spesso positive ma molte volte anche negative, ora dobbiamo impegnarci in una accurata fase di espirazione, durante la quale poter espellere tutte le tossine e le nocivit� cui in precedenza, per la fame e l'urgenza, non abbiamo badato. Questo va fatto, se desideriamo avere la possibilit� di un ulteriore respiro.

E queste sono le vere, pi� importanti sfide della nostra epoca: sulla base di pi� convinti, decisi, risoluti accordi di pace, sulla base di adeguati principi e norme di autocontenimento, sulla base di una evoluzione individuale e sociale verr� deciso il nostro destino. Cos� facendo, senza patire la minima sofferenza se non quella, irrisoria, del nostro stupido fanciullesco orgoglio che ancora ostacola il cambiamento e la presa di pi� mature decisioni, al contrario godendo e gioiendo ampiamente delle nuove opportunit� che cos� ci si presenteranno, potremo tutti vincere definitivamente la corsa allo sviluppo.


Signore, signori, oggi scelte convenzionali ci farebbero andar dritto l� dove la realt� devia e ci getterebbero fuori strada, nel precipizio. E cos� pure, se cercassimo di riparare la macchina sociale mentre � in piena marcia falliremmo clamorosamente, solo l'organismo sano potendo sviluppare se stesso senza veder crescere anche il suo male.

I tempi eccezionali in cui ci troviamo a vivere richiedono scelte altrettanto eccezionali. Perch� l'umanit� possa superare indenne questo tempo, occorrono persone in grado di fare, e concentrare le proprie energie su, tali coraggiose scelte.

Se ancora non disponiamo del coraggio necessario, vogliamo, umilmente, iniziare a trovarlo?


Col mio miglior saluto,

Danilo D'Antonio
Laboratorio Eudemonia



Lettera ai Leader # Versione 1.1.4 # 07-06-35





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