Il modo corretto di gestire il territorio

Per un mondo libero dagli statali: hip, hip, hip, hurr�!


Copyright � 01/07/40 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi - Original




Vi � sempre un modo giusto od errato di fare le cose. Anche per quanto riguarda la gestione del territorio avviene la medesima cosa. Mettiamo per ora da parte il modo sbagliato che, pur non essendo forse evidente a tutti, � comunque da tutti patito, chi pi� chi meno, chi prima chi dopo, nel regime di confusione e sofferenza cui ancora ci costringe l'ottocentesca casta degli statali. E consideriamo invece subito il modo corretto, ch� sar� certo molto pi� piacevole cosa.


Una societ� che funzioni si basa su un felice rapporto tra individuo e collettivit�. Esiste, s�, il detto: beata solitudo sola beatitudo. Ma anche chi pensa questo sa bene che da solo finirebbe per non avere scampo nel duro, eterno confronto con la realt�. Per la qual cosa volentieri si unisce ad altri ed accetta si costituisca una societ� in modo che tutti possano godere della sommatoria dei contributi di ognuno. Logico che a questo punto si sviluppi una sfera di beni e pertinenze collettive a completare una sfera di beni e pertinenze private.

Poich� beni e pertinenze, e noi umani stessi, non possiamo non poggiare il nostro essere su di una qualche porzione della superficie terrestre, la ripartizione del territorio, per assegnarlo all'una od all'altra gestione, pubblica o privata, � evidente sia tra i prioritari e pi� importanti adempimenti che vanno collettivamente soddisfatti. Ebbene il caposaldo, la regola primaria cui attenersi, in grado di sfidare i massimi pensatori da qui ai confini dell'Universo e di tornare indietro sulla Terra dopo aver superato ogni loro tentativo di confutarla, �:


OGNUNO A CASA SUA FACCIA QUEL CHE GLI PARE
a patto, s'intende, di non nuocere ad altri.

Esponendo in altro modo:

OGNUNO � PADRONE SULLA SUA PROPRIET�
sempre a patto di non nuocere ad altri.


E cos�: come gli individui godono del diritto di privare della libert� di accesso, di recintare, materialmente od anche solo giuridicamente, un'area per poterne disporre e godere come meglio credono, similmente la collettivit� gode del diritto di privare della libert� di accesso, di recintare, materialmente od anche solo giuridicamente, un'area per poterne disporre e godere come meglio crede. Ognuno, collettivit� od individuo, � padrone sulla sua propriet�, non potendosi permettere nemmeno di pensare di potersi avvicinare alla propriet� altrui, dell'uno o dell'altro tipo, senza la certezza che il relativo proprietario sia pi� che legittimato a sbarrargli il passo.


Con questo si palesa immediatamente quale sia il modo corretto di gestire il territorio. Ovunque la collettivit� decida che abbisogni di spazio per realizzare i propri progetti, sia per costruire opere sia per preservare la natura, essa � tenuta a verificare se tale area sia effettivamente di sua propriet� e nel caso non lo sia ad acquisirla. Non espropriando, si badi bene! bens� pagando a prezzo di mercato e senza obbligare alcuno a transazioni che non siano volute. E nel caso che tale acquisizione non possa essere condotta a buon fine in modo non solo del tutto pacifico ma pure gioioso per chi cede la propriet�, la collettivit� � tenuta a fare marcia indietro ed a non disturbare quello che � uno dei suoi membri, tutti parimenti importanti e da rispettare.

Questa � la corretta via da seguire per una societ� che voglia godere di un felice rapporto tra individuo e collettivit�, per una societ� che voglia essere fortemente unita. Invece ancor oggi, mantenendo un comportamento tipico della precedente epoca pre-repubblicana, pre-democratica, gli statali spadroneggiano ed opprimono i cittadini in mille e mille modi diversi. Privano come, quando e quanto vogliono gli esseri umani di diritti anche fondamentali, naturali, come quello di vivere sulla propria terra, con strumenti di ignomignoso condizionamento ed oppressione che chiamano piani regolatori, paesaggistici, territoriali, parchi e riserve. Gli statali fanno il Procio (di Ulissea memoria) comodo che vogliono, inficiandosene di ogni regola di buon senso e non rispettando alcun membro debole della societ�, privilegiando invece sempre coloro che di straforo li vanno a beneficiare e spalancando le porte ad ogni tipo ed entit� di speculazione.


Attenzione! Non pensate che siano i governi o persone elette a decidere del destino dei cittadini mentre gli statali si limitino ad ubbidire. La maggior parte delle volte sono proprio i burocrati e tecnocrati statali, sono i geometri, architetti, ingegneri, urbanisti, sono i professori, i docenti, gli emeriti statali, a presentare piani che poi vengono approvati da politici ancor pi� amorali, ignoranti e superficiali di loro. Senza pensare che cos� facendo, non rispettando gli statali il sacro principio della propriet� privata, essi vanno ad indebolire l'altrettanto sacro principio della propriet� collettiva! Di fatto solo mantenendo forte l'ambito privato l'ambito pubblico potr� rimanerlo anch'esso. Perch� � chiaro che nessun cittadino prover� pi� una grande attrazione per una societ� che lo opprime. Per questo sta a noi scongiurare ci� ricordando che:


Gli STATALI non sono la COLLETTIVITA'.


Concludendo, rileviamo che �, s�, vero che noi umani siamo giunti fino ad oggi attraverso un travagliato percorso storico che ha impedito lo strutturarsi di una consistente e ben disegnata propriet� collettiva a fronte e pure sostegno della propriet� privata. Tuttavia dopo l'ultima guerra mondiale i sacrileghi sacerdoti della cultura statale hanno goduto di tutte le condizioni per mettere finalmente in chiaro ogni cosa e disporla al suo giusto posto. Ma sono stati cos� impegnati a tenersi stretta e godersi la propriet� altrui, i ruoli della Pubblica Amministrazione, le importanti funzioni del Bene Collettivo (che andavano invece periodicamente redistribuiti tra la popolazione cos� come gi� avveniva per i poteri di governo) che proprio non ce l'hanno fatta, figuriamoci: ancor oggi non ce la fanno! a chiarire il giusto senso da dare alle cose.

E' stato proprio il mai chiarito rapporto tra pubblico e privato, tra collettivit� ed individuo, tra comunit� e persona, al mero scopo di mantenere l'indebito privilegio dell'assunzione a vita, che ha generato una mostruosa ed onnipresente confusione ed infelicit� a non finire. Sono stati e sono ancora proprio gli statali a fare da cortina di ferro tra il giusto modo di porsi davanti alle cose, tra un retto e quindi sereno modo di vivere, e noi cittadini, noi umani liberi, noi non-statali. Per la qual cosa oggi, finalmente, grazie ad Internet, tocca proprio a noi esseri liberi cacciare definitivamente i Proci che si sono appropriati della Cosa Pubblica. Sta a noi semplici cittadini ristabilire quelle chiare, semplici ma fondamentali regole dalle quali siamo stati tenuti lontani dai Proci.


E con tali regole naturali, per nulla oppressive al contrario armoniose ed equilibrate, basate sull'onest� e non sulla corruzione, sulla partecipazione e non sull'esclusione, sul desiderio e non sull'oppressione, potremo finalmente ritrovare la perduta felicit� in men che non si dica. Non appena avremo attuato l'

Armonica-Rotazione-Sociale


Per un mondo libero dagli statali!

Hip, hip, hurr�!

Hip, hip, hurr�!

Hip, hip, hurr�!



Danilo D'Antonio





A SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO E DELLE PERSONE CHE LO ABITANO



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