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e delle persone che lo abitano Copyright � Danilo D'Antonio 12/01/40 - Alcuni diritti concessi - Original La nostra bella terra d'Italia � stata sommersa, non solo in passato ma ancor pi� negli ultimi anni, da immense colate di cemento. Non si pu� pi� rimanere in silenzio di fronte all'annichilimento biologico ed estetico di un territorio che faceva del nostro un Bel Paese rinomato nel mondo. Essendo noi tutti parte di un sistema complesso, con interazioni che ormai coinvolgono l'intero globo, occorre per� innanzitutto acquisire una visione altrettanto globale, per comprendere bene quanto accaduto ed accade. Solo cos� si potr� poi individuare la strategia pi� indicata per invertire il fenomeno. Iniziando la nostra osservazione dall'Italia, notiamo che questa, a causa dei suoi trascorsi istinti d'invasione imperialista, ha una elevata densit� demografica da circa un secolo. In passato, col basso livello economico d'allora, questa critica situazione non aveva condotto ad altri fenomeni se non a continue ondate migratorie. In seguito, per�, col crescere dell'economia e della tecnologia e con l'ulteriore aumento della popolazione, tale difficile condizione si � manifestata in tutta la sua virulenza. Cementificazione selvaggia, inquinamento, esaurimento delle gi� limitate risorse interne, riduzione delle aree a disposizione collettiva e personale. Tutto ci� ha caratterizzato la prima fase del complessivo fenomeno che stiamo analizzando. In una seconda fase, si � avuto il passaggio di interi altri continenti da un sistema socio/politico/economico locale e rurale ad un nuovo sistema di scambio globale e produzione industriale. Ed a questo punto occorre notare un aspetto d'importanza vitale: i vari Paesi, e confederazioni, da quando non possono pi� ricorrere alla guerra per affermarsi su, o difendersi da, altri Paesi, per evidenti ragioni derivanti dall'avvento delle armi nucleari, hanno deviato e concentrato in ambito economico questo loro continuo confronto di potere. Ed infatti � propria questa continua rincorsa, sostanzialmente a scopo di difesa, che costringe vari Paesi, che pure hanno gi� raggiunto un buon livello economico, come appunto l'Italia, a continuare una raffazzonata crescita ad oltranza piuttosto che migliorare le condizioni acquisite. L'Italia, l'Europa, il mondo intero sono oggi costretti a crescere sempre pi�, appunto ed esattamente per non soccombere nel confronto globale, sempre pi� serrato e sempre pi� prossimo ad una ulteriore fase finale. Senza contare che l'economia di Paesi gi� affermati come l'Italia continua a crescere anche perch� semplicemente spinta dalla crescita delle economie emergenti. Anche se non si volesse continuare a crescere, le interazioni economiche gi� avviate condurrebbero inevitabilmente il nostro Paese a crescere comunque. Da notare infine che elemento determinante ed all'origine di tutto, in questo complesso ed inscindibile sistema, purtroppo ancora per nulla studiato in un'unica visione organica e con i mezzi della ricerca interdisciplinare a causa della tragica mancanza non solo di persone preparate ma perfino di corsi di studio gi� strutturati, � una iper crescita globale della popolazione. Questa, se in Italia continua ora a pi� bassi livelli, altrove s'esprime ancora esponenzialmente. Aggiungendosi sempre nuovi lavoratori e sempre nuovi consumatori a quelli gi� esistenti, sarebbe assolutamente irrazionale pretendere che si avesse una decrescita economica, pur con tutta la volont� possibile tesa verso una auspicabile sobriet� di vita. Ed infatti le mastodontiche colate di cemento degli ultimi anni sono dovute proprio alla spinta economica esterna agente sulla nostra interna. Da questo quadro d'insieme, pur qui appena abbozzato e tutto ancora da approfondire nelle sue interazioni tra crescita demografica e crescita economica, si evince che, se si desidera intervenire efficacemente per salvare il territorio locale da ulteriori assalti, occorre necessariamente rivolgere la propria attenzione non tanto localmente quanto sulle interazioni globali. Mai nessun governo, italiano od estero, accetter� di rallentare l'economia o di volgerla al verde senza una intesa globale mirata soprattutto a che vengano mantenuti equilibri di potere che impediscano sopraffazioni ad opera degli uni o degli altri. Da tutto ci� si evince pure la prioritaria necessit� di fermare le nascite, naturalmente col solo intervento culturale, con l'informazione, l'educazione e l'intrattenimento, proprio come ora vengono ancora sospinte genitorialit� e riproduzione. Perch� alla base dell'economia, ad esercitare ogni qualsivoglia pratica economica, altro non vi sono che esseri umani. Aumentando il numero di questi, aumenta anche il volume dell'economia. Ed anche dipingendo di verde quest'ultima e ricorrendo agli artifici della moderna tecnologia, una ulteriore crescita demografica locale e globale non potr� che gonfiare ancor pi� la complessiva crescita. Rischiando pure una destabilizzazione delle societ�, gi� ora marcata, fino a renderle ingovernabili a meno di pesanti interventi autoritari. In sintesi: si suggerisce di concentrarsi su un temporaneo fermo delle nascite, tramite un mutamento di modelli culturali, e sulla stipula di patti internazionali, mirati a stabilire opportune condizioni di equilibrio demografico/economico a fini di pace globale. Cercando di intervenire localmente, ad esempio per salvare il territorio o qualsivoglia altro bene, con autoritari interventi tesi ad obbligare e vietare, non si otterr� altro risultato che esacerbare la gi� pessima qualit� della vita ed accelerare i processi di ribellione nei confronti dell'autorit� costituita e di sfaldamento sociale in genere. Un governo italiano, quale che sia e sar�, volentieri infatti costringer�, ed anzi gi� lo sta facendo, le singole persone a provvedimenti restrittivi fino a privarle di diritti fondamentali quale ad esempio quello della libera espressione di s� sulla propria terra, confinandole e rinchiudendole nei lager urbani. Ma mai accetter� di ostacolare le imprese e l'economia, poich� solo queste ormai difendono il Paese da aggressioni esterne. Anche nel migliore dei casi, in cui il potere della lobby cementifera venisse ridotto, il risultato non cambierebbe n� potrebbe: perch� l'aggressione si sposterebbe altrove od amplierebbe la sua sfera d'azione, non potendosi essa interrompere da sola, senza un nostro intervento attivo, consapevole e mirato, alla radice dei problemi. Danilo D'Antonio Laboratorio Eudemonia pil-contro-pil il-senso-della-crescita e-quanti-allora una-nuova-riforma-agraria it.wikipedia.org/wiki/Demografia_dell%27Italia it.wikipedia.org/wiki/Rapporto_sui_limiti_dello_sviluppo LVAMM_1.3_12/01/40 & S V I L U P P O D ' I D E E
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